È scomparso a Firenze il 26 febbraio scorso Piero Barucci, studioso con lo sguardo sempre attento ai grandi temi della storia e dell’economia italiana: dal Mezzogiorno al ruolo delle istituzioni bancarie e dei suoi protagonisti; dalla ricostruzione italiana al progetto europeo; dall’evoluzione del pensiero economico moderno alla dottrina sociale della Chiesa, solo per citare alcuni dei tantissimi argomenti da lui trattati. Sempre impegnato a sostenere i più giovani, è stato, più di recente, tra i principali promotori di un appello per il rilancio dei dottorati in storia dell’economia cui anche la SISE aveva aderito. Piero Barucci non è stato tuttavia solo un attento osservatore dei cambiamenti della società e un docente universitario appassionato del suo lavoro, ma anche un protagonista della vita civile, sociale ed economica italiana, espressione della migliore classe dirigente del Paese. Nella sua lunga carriera alterna responsabilità di assoluto prestigio accademico con incarichi istituzionali di primo piano: tra le altre cose, Presidente del Monte dei Paschi di Siena, Presidente dell’ABI (con cui ha sempre mantenuto assidui rapporti di studio e approfondimento scientifico), componente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dal 1992 al 1994, quale Ministro del Tesoro nei governi Amato e Ciampi, è tra i protagonisti di una stagione cruciale della Repubblica. In quella veste svolge – con straordinarie competenza, intelligenza, generosità e dedizione – un ruolo essenziale per accompagnare il Paese ad affrontare e superare una delle fasi più drammatiche della storia recente. Europeista convinto, appassionato di quei valori di libertà, democrazia e solidarietà propri della nostra Costituzione, a lui in particolare vanno i meriti di alcune riforme di quegli anni, rivelatisi essenziali per rendere l’economia, le istituzioni e la società italiana più aperte, moderne e adeguate alle esigenze di un mondo in rapida trasformazione: il rinnovamento del sistema creditizio, una più efficace e aggiornata rimodulazione del rapporto tra Stato e mercato, l’ingresso dell’Italia nell’Unione monetaria. Con la sua scomparsa perdiamo un fine studioso e una “riserva della Repubblica”; rimane però intatta la sua eredità intellettuale e civile, che certamente la comunità degli storici dell’economia avrà modo di valorizzare e su cui tutto il Paese dovrà continuare a riflettere e confrontarsi.
Stefano Palermo