Declassamento sociale: un convegno a Roma. Proposte d’intervento entro il 30/11

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Si segnala il seguente convegno a Roma. Le proposte per eventuali call vanno inviate entro il 30 novembre 2017.

 

Status e condizioni sociali di fronte al declassamento

(Europa occidentale e medirionale, XVI – inizio XIX secolo)

 

Roma, École française de Rome, 24-25 maggio 2018

 

Convegno organizzato dall’École française de Rome, dal LARHRA,

dall’IDHE.S-ENS Paris-Saclay e dall’Università degli Studi di Milano

Coordinatori : Jean-François Chauvard (Université de Lyon II), Michela Barbot (CNRS, IDHE.SENS

Paris-Saclay), Stefano Levati (Università degli Studi di Milano)

Il declassamento sociale è attualmente una fra le maggiori preoccupazioni politiche delle società

occidentali. Prima ancora di arrivare al cuore del dibattito pubblico, questo tema è stato oggetto

di una serie di indagini sociologiche che ne hanno evidenziato le dimensioni individuali e

collettive, le scale cronologiche multiple (intergenerazionali o inscritte nei cicli di vita personali),

nonché la natura intrinsecamente duplice, trattandosi di un concetto che rimanda sia a realtà

oggettive e misurabili, sia a percezioni soggettive di esperienze e di dinamiche sociali.

Oggi come in passato, lo studio del declassamento è essenziale ai fini di comprendere il

funzionamento dei sistemi sociali. Abbordare un simile fenomeno su una lunga età moderna,

estesa dal tardo medioevo fino al primo Ottocento, consente di osservare il passaggio da società

di ordini, più o meno chiuse o aperte a seconda dei momenti, a società di classi la cui

affermazione ha richiesto processi complessi di ridefinizione di status e condizioni sociali.

Il declassamento non può sussistere in assenza di classificazioni: se nelle società contemporanee,

formalmente prive di frontiere giuridiche, tali classificazioni hanno una matrice prettamente

socio-economica, nelle società d’Ancien Régime esse erano il frutto di una cultura gerarchica che si

traduceva nel rispetto di ordini e ranghi e nella rigida trasmissione di statuti e privilegi.

Nemmeno le società del passato, tuttavia, erano esenti da forme di mobilità sociale. Benché la

storiografia, per ragioni essenzialmente documentarie, si sia concentrata principalmente sui

meccanismi di ascesa sociale, diversi lavori hanno permesso di far luce anche sul processo

inverso: è il caso degli studi dedicati alla dérogeance nobiliare, alla povertà vergognosa e alle

istituzioni preposte a mitigarla, alle rappresentazioni sociali di percorsi familiari e individuali

discendenti.

Il presente convegno intende affrontare i temi appena evocati in un ampio spettro di contesti

sociali, indagati a partire da quattro maggiori assi di riflessione.

Il lessico del declassamento. Lo studio del declassamento impone anzitutto di indagare le

categorie concettuali e lessicali adottate per descriverlo.

Seppure non siano perfetti sinonimi, il declassamento è spesso associato all’impoverimento. Nelle

società del passato, i rovesci di fortuna portavano al declassamento ogniqualvolta si

accompagnavano a modifiche negli stili di vita suscettibili di tradursi in cambiamenti di status: il

declassamento, infatti, era legato a una perdita di risorse materiali e simboliche che obbligava a

scelte e comportamenti considerati degradanti rispetto al proprio rango.

Poiché il declassamento non è mai definito in maniera assoluta, ma è sempre relativo alla

posizione sociale occupata, è necessario, nella misura del possibile, tenere conto dei discorsi di

quanti lo subiscono. Nelle società del passato, la percezione del declassamento era fortemente

dipendente dalle norme e dalle rappresentazioni sociali condivise dal gruppo di appartenenza: si

trattava di un fenomeno dalla forte dimensione morale poiché rinviava al disonore, al declino, alla

decadenza. Diventa perciò importante tener conto non solo dei racconti di esperienze vissute, ma

anche dei discorsi evocativi del semplice timore suscitato dallo spettro di una marginalizzazione

sociale.

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Il declassamento in quanto processo. Più che analizzare le cause e gli effetti del

declassamento, si tratterà di coglierne gli aspetti processuali nel loro dispiegarsi nel tempo. Una

particolare attenzione sarà dedicata ai punti di rottura e ai momenti che segnano dei cambi di

status, discriminando fra rovesci passeggeri, difficoltà congiunturali e vere e proprie cadute

sociali. Altrettanto importante sarà l’esame dei passaggi generazionali e delle strategie di

riproduzione familiare, gli uni e le altre analizzati facendo attenzione a non interpretare le

differenze professionali interne alle famiglie come indici di mobilità sociale senza tenere conto

delle posizioni relative dei loro protagonisti. La dimensione cronologica mostra infine come il

declassamento non sia esclusivamente legato alle capacità individuali, ma dipenda anche da forme

di mobilità cosidetta strutturale, provocate dall’evoluzione delle macrostrutture demografiche,

economiche e politiche, di cui bisognerà tenere debitamente conto.

Le situazioni di decadenza. Oltre all’esame del declassamento in termini processuali, si tratterà

di analizzare anche le situazioni concrete che i contemporanei associavano alla decadenza.

Pensiamo, in primo luogo, alla perdita di indipendenza in seno a società nelle quali «vivere del

suo» era uno fra i maggiori criteri di distinzione sociale. In simili contesti, i casi di fallimento o di

indebitamento potevano tradursi in un deficit di credito, nel duplice senso del termine, fino a

produrre una vera e propria «morte sociale». Un’altra situazione critica era legata alla dérogeance: di

fronte al rischio di esclusione dal gruppo di appartenenza, la salvaguardia del rango sociale poteva

passare in secondo piano rispetto alle necessità di sopravvivenza economica. Anche le cattive

alleanze matrimoniali o le nascite illegittime erano gravide di conseguenze negative, non soltanto

sul piano ereditario, ma anche in termini di accesso a determinate funzioni e professioni. Vi era

poi il caso dei cadetti, i quali occupavano una posizione inevitabilmente più fragile rispetto ai

primogeniti. Infine, anche atti prettamente giuridici come la revoca della cittadinanza, portando a

una privazione di diritti e inducendo a cambi di residenza, potevano e accompagnarsi a forme di

esclusione, se non di vero e proprio declassamento sociale.

I freni al declassamento. Percepite come naturali, le gerarchie sociali erano rafforzate attraverso

dispositivi giuridici e istituzionali dagli esiti complessi. La dérogeance, ad esempio, era suscettibile di

generare una perdita di status, ma al tempo stesso consentiva di riguadagnare posizioni una volta

ristabilite le condizioni di vita precedenti. Sappiamo inoltre che gli aiuti ai poveri vergognosi e la

concessione di alloggi da parte delle istituzioni caritative erano ispirati a un senso di giustizia

distributiva secondo cui ciascuno doveva ricevere secondo la sua condizione; in questa

prospettiva, è possibile chiedersi se simili forme di assistenza fossero attivate non tanto – o non

solo – ai fini di ripristinare posizioni individuali, quanto ai fini di garantire la stabilità complessiva

dell’ordine sociale.

Il calendario:

– settembre 2017: apertura del call for paper

– 30 novembre 2017: data limite per l’invio delle proposte di intervento (3500 battute al

massimo)

– 31 dicembre 2017: selezione dei partecipanti e definizione del programma

– 30 aprile 2018: invio dei testi

– 24-25 maggio 2018 : convegno all’École française de Rome

Le spese di partecipazione dei relatori saranno prese in carico dall’organizzazione del convegno.

Contatti :

Jean-François Chauvard (jean-francois.chauvard@univ-lyon2.fr)

Michela Barbot (michela-sara.barbot@ens-paris-saclay.fr )

Stefano Levati (stefano.levati@unimi.it)

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